Automazioni che Funzionano
Automatizzare Excel: cosa togliere dal foglio (e cosa no)
Automatizzare Excel conviene su ricopiatura, controlli e invii ripetuti tra fogli: la decisione e l'eccezione restano a chi guarda i numeri ogni giorno.
Claude Code gratis, in una PMI, è un fallback: OmniRoute sul computer oppure i 300 dollari di crediti Google. Non è il piano ufficiale. Serve quando i limiti arrivano a metà lavoro.
Il copione lo conosci. Hai aperto Claude Code sul piano Pro, hai descritto la landing della pizzeria, l’agente ha iniziato a scrivere i file. A metà pomeriggio il limite mensile alza la mano. Restano tre sezioni da chiudere e il sito deve andare online lunedì. Pagare Max «per questa settimana» è la tentazione. Chiudere tutto «l’AI non è per noi» è l’altra. Tutte e due costano: la prima in euro, la seconda in ore che tornano sul titolare.
La paura sotto è doppia. Bruciare un abbonamento prima di capire se lo strumento serve. Oppure infilare il codice dell’azienda in un tubo gratis di cui non sai il destinatario. Si smontano insieme, con un test piccolo e un recinto. Non con un secondo fornitore.
Il fallback serve a finire il lavoro, non a montare l’azienda su un modello che domani esce dal piano free.
Prima del fallback succede questo. Il titolare, o l’unica persona «un po’ tecnica», usa Claude Code come un collaboratore: cartella del progetto, messaggi in italiano, file che si modificano da soli. Funziona. Poi il piano Pro finisce i limiti. L’agente si pianta. Tu resti con una cartella a metà e zero idea se il pezzo mancante è questione di un’ora o di un altro mese.
Il costo del non avere un piano B non è il canone. È la serata persa a copiare a mano quello che l’agente aveva già impostato, più la decisione (sbagliata) di non riprovare. In una hamburgeria che voleva solo il menù sul sito, quella serata torna il sabato, quando i tavoli sono pieni e il sito è ancora quello dell’anno scorso.
I dipendenti digitali hanno strati: modello, recinto, verifica. Il fallback è uno strato di continuità, non una strategia. Se lo usi come strategia, stai costruendo l’azienda su sabbia.
Il fallback esiste per non fermare un lavoro a metà pomeriggio. Non per tenere l’azienda su un modello che sparisce dal piano free.
Valerii Yerokhin, esperto di Antigraviti e CEO di TheDrobot
OmniRoute è un gateway locale open source. Licenza MIT, repository diegosouzapw/OmniRoute, sito omniroute.online. Il 21 agosto 2026 il repository pubblico segnava 52.234 stelle e 7.119 fork; il pacchetto npm omniroute era alla versione 3.8.49. Non è un prodotto Anthropic. È un instradatore: un solo endpoint sul tuo computer, tanti provider dietro, di cui una parte con piano free.
Cosa fa, in pratica. Installi, avvii, punti Claude Code a http://localhost:20128. Le richieste escono dal tuo Mac o PC e OmniRoute sceglie un modello disponibile. Se uno smette di rispondere, ne prova un altro. Il modello speciale auto (documentato nella quick start del progetto) fa proprio questo: sceglie in automatico. I nomi nel catalogo free si muovono. Nel periodo in cui abbiamo letto le guide comparivano, fra gli altri, famiglie DeepSeek, Kimi e GLM. Non firmarli a verbale: fra due settimane la lista può essere un’altra. Il README del progetto lo dice chiaro, i numeri dei free tier vengono riauditati.
Cosa non fa. Non ti regala Claude. L’interfaccia è quella di Claude Code, il cervello è un altro. Se il pezzo ti serve «come Claude», questo metodo non lo sostituisce. Lo tieni acceso per chiudere un compito, o per capire se l’abitudine a lavorare per cartella (e non a copiare codice da una chat) vale l’abbonamento. Quando il compito supera il test interno, il lavoro passa a software su misura per piccole imprese.
Installazione, verificata sulla quick start del 21 agosto 2026:
npm install -g omnirouteomniroutehttp://localhost:20128. Il processo resta in primo piano.Aggancio a Claude Code, dalla guida ufficiale del repository (docs/guides/CLAUDE-CODE-CONFIGURATION.md, versione 3.8.40):
omniroute setup-claude scrive i profili in ~/.claude/profiles/omniroute launch avvia claude con le variabili giusteANTHROPIC_BASE_URL va impostato sulla radice http://localhost:20128, senza /v1. Claude Code aggiunge da solo /v1/messages. Le variabili si leggono all’avvio: se le cambi, riavvia.La documentazione Anthropic su model config conferma il meccanismo: ANTHROPIC_BASE_URL cambia dove partono le richieste, non chi risponde. Per questo il test va fatto su un compito vero, non su «ciao, funziono?».
Il terminale di OmniRoute deve restare aperto. Chiudi quella finestra, e Claude Code parla al vuoto. Sembra un dettaglio. È il motivo per cui il fallback si usa in una sessione di lavoro, non «installato e dimenticato».
Le Claude Skills restano utili anche qui: il regolamento del compito (cosa può toccare, cosa no) non dipende dal modello. Se cambi cervello e tieni le stesse regole, sbagli meno. Se cambi cervello e butti le regole, sbagli due volte.
Secondo metodo, diverso strumento. Non è Claude Code. È un agente in terminale di Google, utile quando vuoi capire se «parlare ai file» ti serve, senza passare da Anthropic.
La Gemini CLI è open source (Apache 2.0). Il README del progetto, letto il 21 agosto 2026, indica un free tier con account Google personale: 60 richieste al minuto e 1.000 richieste al giorno. Installazione rapida: npx @google/gemini-cli oppure npm install -g @google/gemini-cli. I modelli citati lì sono della famiglia Gemini 3, con strumenti su file, shell e ricerca. Per una prova di una sera, questo basta. Non è Claude. Non prometterlo al socio.
Se ti serve più di 1.000 richieste al giorno, entra il Free Trial Google Cloud. La pagina ufficiale cloud.google.com/free e la documentazione Free Cloud features, lette il 21 agosto 2026, dicono questo, senza giri di parole:
Il promemoria sul calendario è parte della guida, non un optional. Novanta giorni sembrano tanti un venerdì sera. Arrivano. Se hai lasciato una macchina accesa su Vertex, o un esperimento «da pulire lunedì», lunedì può essere il giorno in cui il progetto non c’è più. Non perché Google ti ha «fregato»: perché il contratto del trial è questo.
Confronto secco, con i numeri che abbiamo, non con stime:
| Metodo | Cosa ottieni | Cosa non è | Quando ha senso |
|---|---|---|---|
| Piano Pro Claude | Claude Code ufficiale, limiti del piano | Gratis | Lavoro vero, dati aziendali, qualità che vuoi ripetere |
| OmniRoute + Claude Code | Stessa interfaccia, modelli free variabili su localhost:20128 | Claude | Limiti finiti a metà compito, o prova prima di pagare |
| Gemini CLI (account Google) | 1.000 richieste/giorno, 60/min, famiglia Gemini 3 | Claude Code | Capire se l’agente in terminale ti serve |
| Free Trial Google Cloud | 300 dollari in 90 giorni su prodotti Cloud | Un abbonamento eterno | Carichi sopra il free tier, con upgrade o spegnimento deciso |
Tre colonne bastano per decidere. La quarta, «quando ha senso», è quella che evita il peccato originale: usare il fallback come piano industriale.
Tre condizioni. Se una manca, non installare niente: stai per fare un esperimento sul database sbagliato.
Uno: un compito interno, chiuso, senza clienti dentro. Pagina vetrina con testi già pubblici. Script su file finti. Riassunto di un PDF che potresti appendere in bacheca. Non PEC, non anagrafica, non listino riservato. OmniRoute è locale, i provider free no. Il prompt esce.
Due: una persona che sa dire «è sbagliato». Il modello free è più lento e meno costante. Lo dicevamo in apertura e vale la pena ripeterlo senza numeretti inventati: per il lavoro serio in azienda l’abbonamento resta la strada. Il fallback ti dà un output da giudicare. Se in squadra nessuno sa giudicare un sito o uno script, stai solo accumulando file.
Tre: un orario di spegnimento. OmniRoute: chiudi il terminale a fine sessione. Google Cloud: data sul calendario a 80 giorni, non a 90. La Gemini CLI col solo account personale non apre progetti Cloud; il trial sì. Non mescolarli «perché tanto è Google».
Se queste tre cose ci sono, il pomeriggio di prova è un investimento di ore, non una fuga in avanti. Se mancano, stai copiando il copione di chi ha «provato l’AI» e ha concluso che non è pronta: in realtà ha mandato l’agente sul pezzo sbagliato, senza recinto.
Il primo errore è credere che Claude Code gratis sia Claude. Non lo è. L’interfaccia inganna. Il socio guarda lo stesso terminale e pensa che abbiate «risolto l’abbonamento». Poi il testo della landing esce piatto, o il layout si rompe, e la colpa finisce «all’AI». Avevi cambiato cervello. Dillo prima, non dopo.
Il secondo errore è il catalogo free come se fosse un contratto. I piani gratuiti nascono, si restringono, spariscono. OmniRoute è fatto per saltare al successivo. La qualità no. Se il compito di lunedì dipende da un modello preciso, non è un compito da fallback.
Il terzo errore è la privacy da «tanto gira in locale». Gira in locale il proxy. Il contenuto del messaggio va al provider. Per una prova su testi pubblici è accettabile. Per i dati di un ristorante (coperti, allergie, recensioni non ancora risposte) no. Per uno studio, ancora meno.
Il quarto errore è Google Cloud senza data. Carta inserita, trial attivo, macchina dimenticata. Durante il trial non paghi. Alla chiusura, i progetti si fermano. Se nel frattempo hai fatto upgrade «per non perdere il lavoro», da lì in poi la carta può essere addebitata su ciò che eccede credito e Free Tier. La pagina ufficiale lo scrive. Non è una clausola nascosta.
Il quinto errore è tenere OmniRoute acceso 24 ore su un PC dell’ufficio «così è pronto». È un processo in primo piano, con dashboard e chiavi. Non è un servizio aziendale. Lo accendi per la sessione, lo spegni. Se ti serve un agente sempre acceso, sei già fuori da questo articolo: sei sul terreno degli agenti in produzione, con recinto e verifica, non sul terreno del risparmio di un pomeriggio.
Una cosa sola. Non tre.
Installa OmniRoute, lancia omniroute, apri http://localhost:20128. Se la dashboard risponde, hai il gateway. Poi, su una cartella nuova, fai fare a Claude Code (via omniroute launch) un compito interno: la pagina «chi siamo» del sito, con testi già pubblici. Cronometra. Apri il risultato sul telefono. Segna tre difetti.
Se i tre difetti sono accettabili per un interno, hai un fallback per la prossima volta che i limiti del Pro arrivano a metà. Se i tre difetti sono inaccettabili, hai la prova, in una sera, che per quel lavoro serve il piano a pagamento. In entrambi i casi hai smesso di discutere a vuoto.
Claude Code gratis non è un premio. È un ponte corto. Lo attraversi, poi decidi da che parte restare.
No. Claude Code non è nel piano Free di Anthropic. Quello che si ottiene senza abbonamento è un fallback: o un gateway locale come OmniRoute che instrada altri modelli, o un altro strumento (Gemini CLI) con i crediti o il free tier Google. L'interfaccia può sembrare la stessa, il cervello no.
No. OmniRoute è un gateway open source (licenza MIT) che fa parlare Claude Code con i provider che gli colleghi. I modelli free del catalogo (DeepSeek, Kimi, GLM e altri, elenco variabile) non sono Claude. Se ti aspetti la stessa qualità del piano Pro, il test dura una sera e poi deludi il team.
No. Sono il Welcome credit del Free Trial Google Cloud: 300 dollari da spendere in 90 giorni su prodotti Google Cloud. Durante il trial non vieni addebitato. Se non fai upgrade a un account a pagamento prima della scadenza o dell'esaurimento del credito, l'account trial si chiude e i progetti si fermano.
No. Il gateway gira in locale, i prompt no: escono verso il provider free di turno. Per un test interno (pagina vetrina, script su file finti) va bene. Per PEC, clienti, prezzi riservati, resta il piano a pagamento e un recinto. Il fallback non è un buco nella privacy.